Massimo Rinaldi, la famiglia dona un manifesto all’Istituto storico

Una celebrazione, quella svoltasi ieri nella chiesa del monastero di Sant’Agnese a cura dell’Istituto storico Massimo Rinaldi, dedicata alle scelte di vita del venerabile: scelte di missionario, di quell’andate e annunciate che fu il programma di vita del suo sacerdozio, espletato all’inizio nella sua diocesi reatina, poi per tanti anni inseguendo la vocazione missionaria fra gli Scalabriniani, lavorando tra gli emigrati italiani in Brasile e poi ai vertici della congregazione a Roma come procuratore ed economo generale, fino a quando Pio XI volle farlo tornare nella Chiesa che gli aveva dato i natali e generato al sacerdozio per assumerne la guida pastorale. E dinanzi alla sua riluttanza, ritenendosi indegno di tale ufficio («per me ci vuole la zappa, non il pastorale!»), papa Ratti lo incoraggiò ad andare a Rieti per essere lì «vescovo e missionario».

E proprio così, vescovo con animo missionario, fu da allora il reatino figlio di ortolani che resse la cattedra episcopale della propria terra nativa dal 1925 fino alla morte avvenuta nel 1941. Morte in concetto di santità, rimpianto da tanti. Ne fa testimonianza i racconti di chi c’era al suo funerale, quasi un trionfo. E si evince leggendo il testo del manifesto con cui, il 2 giugno del ’41, il Capitolo della Cattedrale diede al “Popolo di Rieti” l’annuncio della dipartita del suo pastore, avvenuta due giorni prima a Roma nella casa generalizia degli Scalabriniani, dove si era recato negli ultimi giorni, ormai in fin di vita. Di quel manifesto non c’erano copie disponibili in archivio diocesano. A donarne una copia, che era stata gelosamente conservata tra le carte di famiglia, Federico Rinaldi, figlio del pronipote del venerabile, che ha voluto farne dono all’Istituto storico.

Nel manifesto si legge che «il pastore buono, il servo fedele e prudente, l’Angelo della Diocesi non è più: il suo cuore magnanimo che sempre ha palpitato di amore per le anime, sempre ha pensato a soccorrere i sofferenti, ad accogliere i derelitti, ha fermato i suoi palpito coll’unico rammarico di doversi spegnere lungi dalla sua città natale, e dal suo popolo diletto».

È stato significativo che il dono di tale manifesto sia avvenuto durante la Messa – celebrata da monsignor Giovanni Maceroni, presidente dell’Istituto storico e del tribunale diocesano per la causa di canonizzazione del Rinaldi – dedicata appunto alle scelte di vita del venerabile, che tradizionalmente si svolge nel mese di novembre: era infatti il novembre del 1900 quando nella sua esistenza si verificarono le scelte fondamentali: il 4 novembre venne accolto da monsignor Scalabrini fra i Missionari di San Carlo, fondati dal beato vescovo di Piacenza per la missione di fede e carità fra gli emigranti, e l’indomani si imbarcò da Genova verso la terra brasiliana, dove sarebbe giunto il 18 dicembre per iniziare gli impegnativi anni di missione nel Rio Grande do Sul.

Durante la celebrazione è avvenuta anche l’accoglienza di un nuovo socio benemerito dell’Istituto (che è canonicamente eretto come associazione pubblica di fedeli): il sindaco di Contigliano Paolo Lancia.

Prossimo appuntamento, nel calendario associativo, il 20 dicembre 2020 per la Messa in memoria dei soci e benefattori defunti dell’Istituto storico.